Radici Sonore,
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A cura Simone Di Giorgio, musicoterapeuta, Master in Musicoterapia in Oncologia e Cure Palliative, iscritto all'Associazione Italiana professionisti della Musicoterapia (AIM) con polizza di responsabilità civile professionale e supervisione clinica mensile.
Un laboratorio di espressione sonora e vocale di gruppo: uno spazio di ascolto e di espressione attraverso il suono, accessibile a chiunque e senza alcun prerequisito musicale. Le pratiche attingono alle tradizioni musicali di diverse culture con uno sguardo etnomusicologico, affiancando all'esperienza diretta una dimensione di conoscenza e di scoperta che ben si concilia con la vocazione dell'Università della Terza Età. Non si tratta di una lezione di musica né di un intervento clinico, bensì di un percorso esperienziale condotto in un clima accogliente e privo di giudizio: non è richiesto saper cantare né aver mai suonato uno strumento, ed è possibile partecipare anche in posizione seduta.
Obiettivi e benefici
Il percorso promuove il benessere cognitivo, emotivo e relazionale attraverso l'esperienza sonora condivisa, in un'ottica preventiva. In concreto, offre ai partecipanti:
- Uno spazio sicuro e non giudicante per l'espressione e lo scarico emotivo personale.
- Alleggerimento della tensione e maggiore presenza, respiro e auto-regolazione.
- Libertà espressiva e scoperta del proprio potenziale creativo e vocale.
- Sviluppo di una sensibilità corporeo-vocale: prontezza, presenza, ascolto attraverso il corpo.
- Stimolo a immaginazione e attenzione condivisa, e al recupero dei ricordi.
- Ascolto reciproco ed empatia come competenze relazionali.
- Senso di coesione e appartenenza, con riduzione dell'isolamento.
A chi si rivolge e perché funziona
Si rivolge alla cittadinanza adulta desiderosa di stare bene con sé e con gli altri: chi già coltiva pratiche espressive o di consapevolezza trova nel suono e nella voce un canale affine e complementare; chi ama la musica e le tradizioni sonore trova uno spazio per viverle in prima persona. L'impianto è inclusivo per costruzione — nessun prerequisito musicale, soglia d'ingresso bassa — e adattabile anche a gruppi misti e intergenerazionali.
- Si entra ascoltando, non esibendosi: l'ascolto recettivo precede la produzione e rende il percorso
accessibile anche a chi “non si sente musicale”.
- Lo strumentario è semplice e “giusto” per costruzione (molti strumenti sono impostati su scale
pentatoniche): ogni nota suona bene e cade la paura di sbagliare.
- Il gruppo crea legame reale e riduce l'isolamento: è socialità autentica, non intrattenimento passivo.
- Il beneficio è percepibile in tempi brevi — alleggerimento, presenza, buon umore — e fidelizza i partecipanti allo spazio che lo ospita.